Preparando le lezioni

Michel de Montaigne.Michel de Montaigne

È bene che egli [il precettore] se lo faccia trottar davanti [al discepolo] per giudicare la sua andatura, e giudicare fino a che punto debba abbassarsi per adattarsi alle sue forze. Se manca questa proporzione, guastiamo tutto; e saperla trovare, e regolarsi di conseguenza con giusta misura, è uno dei più ardui compiti che io conosca; ed è prerogativa di un’anima nobile e assai forte saper secondare la sua andatura di fanciullo e guidarla. Io cammino più sicuro e più saldo in salita che in discesa. Quelli che, come vogliono le nostre usanze, cominciano con una medesima lezione e con ugual metodo a governare parecchi spiriti tanto diversi di misura e di forma, non c’è da meravigliarsi se in tutta una folla di ragazzi ne trovano appena due o tre che ricavino qualche buon frutto dal loro insegnamento. [A] Non gli chieda conto soltanto delle parole della sua lezione, ma del senso e della sostanza, e giudichi del profitto che ne avrà tratto non dalle prove della sua memoria, ma della sua vita. Ciò che avrà imparato, glielo faccia esporre in cento guise e adattare ad altrettanti soggetti diversi, per vedere se l’ha anche afferrato bene e fatto veramente suo. È segno d’imbarazzo di stomaco e d’indigestione rigettare il cibo come lo si è inghiottito. Lo stomaco non ha compiuto la sua operazione se non ha fatto cambiare aspetto e forma a quello che gli si era dato da digerire. La nostra anima non si muove che sulla parola altrui, legata e costretta dalla brama delle fantasie di altri, serva e prigioniera sotto l’autorità del loro insegnamento. Ci hanno sottoposto per tanto tempo alle dande che non sappiamo più camminare da soli. Il nostro vigore e la nostra libertà sono spenti.

(Michel de Montaigne, Essais)

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