Censura e storia

“La storia chiede decisione, chiede libertà. Emerge con forza il celebre imperativo di Kierkegaard nel suo Diario: «la verità è che è stato completamente dimenticato l’imperativo cristiano: tu devi. Che il cristianesimo ti è stato annunciato significa che tu devi prendere posizione di fronte a Cristo. Egli, o il fatto che Egli esiste, o il fatto che sia esistito è la decisione di tutta la esistenza». Non c’è storia che possa prescindere dalla decisione del singolo uomo, né uomo che possa pretendere di decidere al posto di un altro. Ogni censura fatta alla storia, è condannata a fallire, proprio perché è una sorta di attentato oggettivo contro la libertà.” 

Card. Angelo Scola, Gesù di Nazaret. Discussione a partire del libro  Gesù di Nazaret. Dall’ingresso a Gerusalemme fino alla risurrezione. di J. Ratzinger / Benedetto XVI  Roma, 9 febbraio 2012.
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La storia: un luogo per analizzare la genealogia dei problemi

“Mi interessa la storia dei problemi, la genealogia dei problemi. Perché un problema, perché un modo di problematizzazione appare in un determinato momento … Dunque nelle pratiche umane, in un determinato momento, le evidenze bruciano, le luci si spengono, si fa notte e le persone s’accorgono che agiscono alla cieca e che hanno bisogno di una nuova luce.”

Istoreo: el deseo de certificación autóptica

Esto dice Cicerón: “La Historia es testigo de los tiempos, luz de la verdad, vida de la memoria, maestra de la vida y pregonera de la antigüedad”. Según la etimología, Historia es cosa vista y contemplada (del griego “isorein”, que equivale a ver los acontecimientos), verificada como quien dice, cuando, por el contrario, la comedia es cosa que nadie vio. Siendo la Historia, como en realidad lo es, testigo de los tiempos y luz de la verdad, su depravación primera consistió en que con los hechos verdaderos mezclasen mentiras, inicialmente los poetas, que, no persiguiendo sino distraer a los oyentes y agradar a los oídos, sólo se preocuparoRembrandt. Lección de anatomía del Dr. Nicolaes Tulpn de lo que produjera deleite. Y como de cuando en cuando desconfiaron de alcanzar ese objetivo con la verdad sincera y genuina, mezclaron en un revoltijo verdades y falsedades; e incluso las verdades mismas las retorcieron y desfiguraron cuando creyeron que de este modo iban a tener más aceptación o causar más admiración. Fueron poetas los escritores más antiguos. Contaban las tradiciones a unos hombres sumamente ignorantes en un estilo elegantísimo. Conquistaban a los dotados de genio y embelesaban a los torpes. Poco a poco, ese error intencionado, pasando de mano en mano, de boca en boca, y confirmado por repetirse a lo largo del tiempo, hizo que la verdad escondida y envuelta en tantos velos. No pudiera ser descubierta. (De disciplinis (1531). Luis Vives)

(Rembrandt. Lección de anatomía del Dr. Nicolaes Tulp [1632])

La nuova primavera del Cattolicismo !

“Un cent’anni fa, il mondo scredente, da un capo all’altro d’Europa, echeggiava di applausi alla morte del cattolicismo. Questo si bucinava spento per sempre e sceso nella tomba coll’ultimo dei Papi…. Se non che ben presto ammutolirono. Trascorsi pochi mesi, il Papato, più vivace di prima risorgeva in Venezia; Pio VII gloriosamente riprendeva la via di Roma…”(La Civiltà Cattolica, 1899)

  http://www.archive.org/stream/s17laciviltcatto05romeuoft?ui=embed
Il cattolicismo

Storia tra scienza e finzione

“Ogni narrazione che racconti “ciò che accade” (o è accaduto) istituisce il reale, nella misura in cui si fa passare per rappresentazione di una realtà (passata). Essa trae la propria autorità dal fatto di spacciarsi per testimone di ciò che è, o di ciò che è stato. Ogni autorità si fonda infatti sul reale che si presume essa sia in grado di affermare. La storiografia assume questo potere nella misura in cui presenta e interpreta dei “fatti”.

Eppure il “reale” rappresentato non corrisponde al reale che determina la sua rappresentazione. Esso nasconde, dietro la figura di un passato, un presente che l’organizza. La rappresentazione cela la prassi che l’organizza.

Indubbiamente, una simile rappresentazione storica svolge un ruolo necessario all’interno di una società o di un gruppo: quello di realizzare delle suture tra passato e presente. Essa garantisce un “senso” che si pone al di sopra delle violenze e delle divisione del tempo, dando vita a uno scenario di riferimenti e di valori comuni che assicurano al gruppo un’unità e una comunicazione simbolica.

Il racconto che parla in nome del reale ha il carattere di un’ingiunzione. Ma, enunciando ciò che si deve pensare e ciò che bisogna fare, questo discorso dogmatico non sente alcun bisogno di giustificarsi, dal momento che parla in nome del reale. Gli organi di informazione dichiarano:”Nelle strade c’è l’anarchia, il crimine è alla porta!”, e l’opinione pubblica immediatamente impugna le armi e alza le barricate. Gli organi d’informazione aggiungono:”I criminali sono stranieri, ci sono le prove”, e l’opinione pubblica va alla ricerca dei colpevoli, fa scattare le denunce e la condanna a morte o l’espulsione.”

(Michel de Certeau, Storia e Psicoanalisi. Tra scienza e finzione)