Pasqua ar monnezzaro

Pepenadores Jorge Alberto Mendoza

Ho cercato tanto. La domenica di Pasqua, di buon mattino ho cercato tanto. Mi sono alzato presto e sono uscito per la strada per vedere se trovavo una donna che nel suo vaneggiare mi desse una buona notizia; che mi dicesse che forse aveva visto qualcosa o sentito qualcuno. Ho cercato uno straccio di qualche bella predica, delle tante che si sono dette tra la notte del sabato e la mattina di domenica, alle orecchie distratte dei turisti e dei pochi fedeli, e non ho trovato nulla di degno riguardo i vangeli che si leggono in quell’ore. Mi sono imbattuto con un’omelia inquietante ed eterodossa del vescovo di Alcalà di Henares che era meglio se taceva e osservava le disposizione liturgiche per il Venerdì Santo che chiedono di dirigere tutt’al più una breve esortazione dopo la lettura del Passio, meglio ancora tacere. Come è possibile avere il coraggio di aggiungere qualche parola in più alla lettura della Passione? Non era stata detta ogni parola e perfino la Parola stessa non era stata uccisa? In mezzo a tanta desolazione sono stato svegliato da un camioncino che dal suo altoparlante gracchiava: Una grande opportunità davanti “i” vostri occhi!
 Avvicinatevi con fiducia! Stracciarolo! Ritiro “fero” e metallo!
 Attenzione!
 Stracciarolo!
 Ritiro “fero” e metallo! Come succede spesso il messaggio proveniva dai luoghi meno attesi e dalle bocche meno preparate. Ecco finalmente un messaggio di speranza! Messaggio di speranza che non poteva giungere da chi si sente al centro ma da chi camminando nei margini e disposto a caricarsi il resto, ciò che gli altri lasciano, non poteva essere pronunciato se non da chi ancora vede un uso e una possibilità di vita in ciò che gli altri disprezzano e buttano. “Lo stracciarolo, avvicinatevi con fiducia!” Queste erano le parole che nessuno aveva avuto il coraggio di pronunciare. Avvicinarsi con fiducia. Non è tutto da buttare. C’è un resto che serve.
Davanti a tanto parlare leggero, innanzi a tanta parola sprecata, logorata e morta, lo stracciarolo, come lo ricorda Gioacchino Belli, emula col suo mestiere l’atteggiamento che manca a molti che si erigono a maestri: distinguere e riscattare.

Lo stracciarolo a vvoi ve pare un’arte
da fàlla bbene oggnuno che la facci?

Eppuro ve so ddí, ssori cazzacci,

che vierebbe in zaccoccia a Bbonaparte.
  
            
La fate accusí ffranca er mett’a pparte
co un’occhiata li vetri e li ferracci,

a nnun confonne mai carte co stracci,

e a ddivide li stracci da le carte?
              


Nun arrivo a ccapí ccom’a sto Monno
s’ha da sputà ssentenze in tuttequante

le cose, senza scannajjalle a ffonno.
              

Prima de dí: cquer tar Papa è un zomaro,

o cquer tar stracciarolo è un iggnorante,

guardateli a Ssampietro e ar monnezzaro.
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