Cartolina di Natale

Spintoni, strilli, il freddo nelle ossa. L’urlo del maiale scannato, il sangue raccolto, annuncio della strage che si prepara. Alla locanda della “Corona Verde” gli sbirri del tiranno di turno sgraffignano la povera gente con le tasse e per giunta non c’è un posto libero. Il viaggio imposto, con il ventre appesantito dal dubbio. Un gruppo di soldati si prepara per il massacro imminente. I bambini ancora giocano ignari sul fiume ghiacciato. Un cielo plumbeo nasconde la stella. Maria e Giuseppe persi nella folla.
Così Pieter Brueghel il Giovane dipinse il Natale in un paesino del Brabante nel secolo XVI. Non ci sono i romani invasori ma le truppe di Filippo II che seminano violenza capeggiate dal Duca d’Alba.
A Roma in questi giorni si trova la mostra: “Brueghel. Meraviglie dell’arte fiamminga” (Chiostro del Bramante). 
La mostra potrebbe essere un modo di proteggersi dagli Àuguri che travestiti da salumieri, da portinai, da parenti, da amici, da tassisti, da panciuti babbi natale, da parroci o da vicini di casa ci lanciano un “sereno natale”, forse annunciando terribili sciagure.
Sempre di Pieter Brueghel il Giovane c’è una “Strage degli Innocenti”, motivo più che natalizio, dove si vede la terribile scena di un gruppo di soldati che abbandona un villaggio lasciandosi indietro una scia di bambini trucidati mentre il capitano, arrogante e disprezzante, orina come un cane rabbioso contro un albero del cammino.
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