La pagana Befana

Egon Schiele, Madre defunta (1910)
Prima di arrivare alla stupidità dell’attuale Befana, corruzione dell’Epifania, la vecchietta sulla scopa ha percorso una lunga strada. Tattica pagana nel medioevo cristiano. Festa dei Pazzi, tra Natale e l’Epifania. Festa di chierici buffoni, vestiti da donna, che nella cattedrale ballavano, giocavano coi dadi, incensavano l’altare con il puzzo di cuoi marci e ubriachi osannavano l’episcopum stultorum. Arriva dagli inferi Inanna, dea titolare di Uruk. Dea della libido e della guerra, parente di Ishtar e Venus. Moglie del pastore Dumuzi, scende agli inferi per carpire i segreti di sua sorella Ereskigal.  Prima di entrarci dovrà spogliarsi di tutti i suoi vestiti lussuosi e delle sue gioie. Ereskigal, che aveva un carattere violento, la uccide guardandola con il suo occhio mortifero, il destro. Brusa la Vecia. Ma Inanna deve risuscitare perché senza di lei il mondo invecchia e si secca. Qualcuno dovrà prendere il suo posto nel regno dei morti. Dumuzi è il prescelto. Morte è rinascita della Madre Terra: non facciamo fatica a riconoscere i tratti della Pachamama che ogni anno ritorna alla vita e dà vita. Antiche risurrezioni. Una e un’altra volta. Come nel gesto del nipotino di Freud, Ernst di 18 mesi, che lanciava furiosamente il rocchetto per poi ricuperarlo. Quando lo gettava con tutte le sue forze diceva: “oooh” (fort: via) e quando lo ricuperava: “aaaah” (da: ecco). Tra un balbettio e l’altro lo zio Sigmund si domandò: Perché ripetere l’esperienza di perdita? Chissà, forse per il desiderio di padroneggiarla. Viaggio ripetuto e senza uscita. Niente a che fare con quell’altro, irripetibile. La differenza non la fa il viaggio; la vera differenza si percepisce nel momento del rientro.

Tutto questo fu molto tempo fa, ricordo, 
e lo farei di nuovo, ma considerate questo:
ci trascinammo per tutta quella strada
 per una Nascita o una Morte? 
Vi fu una Nascita, certo,
 ne avemmo prova e non avemmo dubbio. 
Avevo visto nascita e morte,
 ma le avevo pensate differenti. 
Per noi questa Nascita fu come un’aspra ed amara sofferenza, 
come la Morte, la nostra morte.
 Tornammo ai nostri luoghi, ai nostri Regni,
 ma ormai non più tranquilli, nelle antiche leggi,
 fra un popolo straniero che è rimasto aggrappato ai propri idoli.
 Io sarei lieto di un’altra morte.

(T.S. Eliot, Journey of the Magi, 1927)

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Sguardo animale

In questa notte solo l’animale potrà vedere “l’aperto” che si dischiude, solo lui è l’invitato gradito, con il suo muso umido e caldo, presenza muta e adorante. Solo la bestia potrà rompere tanto silenzio con un muggito, solo lei potrà avvicinare la sua testa pelosa e leccare la carne nuova con una tenerezza che nessun altro potrà imitare. Il resto è rumore di foglie secche, vento e clangore, niente.