I gesuiti e la corte

È utilissima cosa, anzi necessarissima, aver amicizia con i Gesuiti ed altri preti riformati, e quanto al credere alla loro bontà, sia in arbitrio di ciascuno; però vestiti della pelle loro, che ti tornerà gran conto, e dinne bene in pubblico, se bene lo facessi ancora contra stomaco; nel che abbi per esempio i Principi che ne tengono conto per amore o per forza, cioè per timore. Con i suddetti uomini, ed anco in universale ti tornerà gran benefizio mostrarti pio, zelante di riforma, e in somma uomo religioso; e se a far questo non ti muove l’onesto, movati almeno l’utile che te ne segue di esser lodato e apprezzato, considerando che la forza della bontade è tale che anco un ipocrita è temuto e riverito.

Filippo Gherardo Scaglia (1561-1619) Avvertimenti politici per quelli che vogliono entrare in corte del signor conte di Verrua.

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Tentazioni moderne

335257“Riflettendo sulla setta dei politici, non so che cosa ne devo dire o tacere, e con quale nome chamarla. Definirla un politeismo? Senza dubbio, perché il politico rispetta ogni cosa per la sola ragione politica. Ateismo? Sarebbe pure giusto perché il politico ha un rispetto del comando che determina la sola ragion di stato; cambia di colore e di pelle è in grado di trasformarsi più di Proteo. Definirla statolatria? Sarebbe il nome più adeguato. Se, nella sua indifferenza generale, il politico rispetta qualcosa è per conciliare gli uomini con non so quale divinità, dio o dea, che gli antichi greci invocavano con nome di città, i romani col nome di repubblica o di impero e che i nostri contemporanei invocano col nome di stato.  Ecco l’unica divinità dei politici, ecco il nome più adeguato per designarli”

C. Clement, SJ Machiavellismus jugulatus (1637).

Preparando le lezioni II

chiste-kant

I tutori che si sono assunti con tanta benevolenza l’alta sorveglianza sopra costoro [i discepoli]. Dopo averli in un primo tempo istupiditi come fossero animali domestici e aver accuratamente impedito che queste pacifiche creature osassero muovere un passo fuori del girello da bambini in cui le hanno imprigionate, in un secondo tempo mostrano ad esse il pericolo che le minaccia qualora tentassero di camminare da sole.

(I. Kant, “Risposta alla domanda che cosa è l’Illuminismo”)

La storia: un luogo per analizzare la genealogia dei problemi

“Mi interessa la storia dei problemi, la genealogia dei problemi. Perché un problema, perché un modo di problematizzazione appare in un determinato momento … Dunque nelle pratiche umane, in un determinato momento, le evidenze bruciano, le luci si spengono, si fa notte e le persone s’accorgono che agiscono alla cieca e che hanno bisogno di una nuova luce.”

Preparando le lezioni

Michel de Montaigne.Michel de Montaigne

È bene che egli [il precettore] se lo faccia trottar davanti [al discepolo] per giudicare la sua andatura, e giudicare fino a che punto debba abbassarsi per adattarsi alle sue forze. Se manca questa proporzione, guastiamo tutto; e saperla trovare, e regolarsi di conseguenza con giusta misura, è uno dei più ardui compiti che io conosca; ed è prerogativa di un’anima nobile e assai forte saper secondare la sua andatura di fanciullo e guidarla. Io cammino più sicuro e più saldo in salita che in discesa. Quelli che, come vogliono le nostre usanze, cominciano con una medesima lezione e con ugual metodo a governare parecchi spiriti tanto diversi di misura e di forma, non c’è da meravigliarsi se in tutta una folla di ragazzi ne trovano appena due o tre che ricavino qualche buon frutto dal loro insegnamento. [A] Non gli chieda conto soltanto delle parole della sua lezione, ma del senso e della sostanza, e giudichi del profitto che ne avrà tratto non dalle prove della sua memoria, ma della sua vita. Ciò che avrà imparato, glielo faccia esporre in cento guise e adattare ad altrettanti soggetti diversi, per vedere se l’ha anche afferrato bene e fatto veramente suo. È segno d’imbarazzo di stomaco e d’indigestione rigettare il cibo come lo si è inghiottito. Lo stomaco non ha compiuto la sua operazione se non ha fatto cambiare aspetto e forma a quello che gli si era dato da digerire. La nostra anima non si muove che sulla parola altrui, legata e costretta dalla brama delle fantasie di altri, serva e prigioniera sotto l’autorità del loro insegnamento. Ci hanno sottoposto per tanto tempo alle dande che non sappiamo più camminare da soli. Il nostro vigore e la nostra libertà sono spenti.

(Michel de Montaigne, Essais)