Paperman (a confronto)

In rete girano una serie di programmi che potrebbero essere il terrore di alcuni studenti e di alcuni professori: “Antiplagarist 1.8”, “Viper”, “Plagiarism-Finder”, “Plagscan”, “Plagius”. Oltre alla vergogna antica del plagio, l’uso massiccio della rete impone una riflessione sul concetto di autore e di plagio dietro i quali si nascondono anche altre tanto antiche ipocresie.

Paroles en l’air (Sylvain Vincendau, 1995)

Paperman (John Kahrs, 2012)

Flash mob, ancora

Il 10 novembre scorso treinta milla persone si sono radunate in Piazza del Popolo (Roma), attraverso le rete sociali, per ballare al ritmo del Gangnam Style. Un fenomeno similare si era verificato al Trocadero (Paris) il 6 novembre. La convocazione prescinde da ogni mezzo tradizionale di comunicazione e il contenuto può essere assurdo, come quando a Roma 300 persone domandarono in una libreria un titolo inesistente, o avere una finalità politica o sociale. Alcune di queste manifestazioni potrebbero avere esiti altamente imprevedibili. Alcune organizzazioni religiose e politiche guardano con invidia e sovente disprezzano questo potere di adunanza: Difendetevi dalla gelosia, mio signore! E’ un mostro dagli occhi verdi, che odia il cibo di cui si pasce, dice Iago a Otello. Se invece volete mantenervi informati dei prossimi eventi u organizzare qualcosa potete consultare www.flashmob.com.

La inquietante storia di Marianna

Conoscete la storia di Marianna? Marianna sembra sia una signora originaria del Lazio. Marianna viene chiamata una “consumatrice intelligente”. Marianna non ha degli euro nel suo portafoglio, ha dei dollari, forse meglio così, o forse è una svista nella traduzione. La povera Marianna non si può permettere litri di botoxlifting. Marianna ha 50 anni, ma da quando usa Hydraxil & Vellura ne dimostra 17. Tutto bene, se non che ha dovuto rifare la patente di guida, suoi figli non la riconoscono più e il suo marito l’ha lasciata perché accusato di molestare una minorenne.  Tutto è successo così veloce, in appena 14 giorni.
Questa pubblicità truffaldina è stata annoverata tra gli avvisi ingannevoli di Politifact che segue le promesse dei politici e non solo. Ahimè, Politifact dedica la sua attenzione solo ai politici statunitensi.  Potete vedere questi giorni il grado di veracità delle promesse fatte nell’ultima campagna elettorale negli USA.
Sembrerebbe vero che la nostra conoscenza sta cambiando con l’uso della rete. Alcuni annunciano una crisi della conoscenza, il calderone Internet, la frantumazione della informazione, l’indebolimento della memoria, l’esaltazione del plagio, la saggezza che dipende dal numero delle visite e dei pollici in su. Forse è vero, ma ci sono pagine come PolitifactLa conoscenza è entrata a far parte di una rete: “Quando la conoscenza entra a far parte di una rete, la persona più intelligente della stanza non è la persona che tiene la lezione davanti a noi, né è la saggezza collettiva delle persone presenti. La persona più intelligente nella stanza è la stanza stessa: la rete che unisce persone e idee presenti, e le collega con quelle all’esterno”. Questo concetto è quello che sviluppa David Weinberger in “La stanza intelligente. La conoscenza come proprietà della rete [Rethinking Knowledge Now that the Facts Aren’t the Facts, Experts Are Everywhere, and the Smartest Person In the Room Is the Room]” (Codice, 2012). Buona lettura.

Deepnet

Cuando era niño solía caminar cubierto por una sábana y “asustaba terriblemente” a los divertidos miembros de mi familia. Parece que un día por caminar cubierto me rompí un diente. Es curiosa la sensación que puede dar un blog como el mío, que fuera del período de cursos, se vuelve prácticamente invisible. Me vuelvo un fantasmita. Estoy en un lugar público o que puede serlo, pero puedo escribir lo que quiera con la certeza que no seré leído. El 90% de los usuarios de Google no llegan a visitar la segunda página de los resultados. Es así que se venden palabras claves, se estudian técnicas a caro precio para mejorar la visibilidad, para ser leído “clicado”, visto, visitado, comentado, “linkado”. ¿Por qué no descubrir el sabor de un blog que está allí sólo para suscitar la propia memoria y quizá la de algún otro? ¿Por qué no ejercer el derecho de desaparecer, de ser invisible en la mayor caja de visibilidad?
Además existe otra invisibilidad: la “deepnet”, una infinidad de bases de datos y de información, que casi nadie ve, donde se acumulan 91.000 terabytes de datos en unos 550.000 millones de documentos. Bibliotecas, archivos, informaciones, todo un iceberg que se escapa a los superficiales criterios de búsqueda y a los superficiales buscadores. Hay buscadores especiales que trabajan en esas profundidades como IncyWincy o DeepPeep. Y luego está el lado oscuro de internet, el darknet, páginas que no aparecen por que sus dueños las han excluido con un determinado tipo de protocolo, páginas de la CIA, del FBI, de los bancos, páginas ilegales… En los años 90 se estimó que estas páginas ocuparían 2 o 3 veces más el espació que usa la web clara.  Cuando realizamos una búsqueda en internet, eso que entendemos por la red es aproximadamente el 0,03% de las páginas conocidas. No se me confunda este mi ser fantasmita con esas fuerzas oscuras. En fin, tiene enormes ventajas eso de ser invisible, como canta la Niña Pastori “Cuando nadie me ve” puedo ser o no ser.