Il campanello che suona

Il 25 novembre scorso una tra le tante notizie aprì un piccolo spazio, molto piccolo, tra gli orrori della guerra. Un gruppo di criminali, a Deir Zor (nordeste della Siria), sotto la bandiera dell’Isis, aveva lapidato a due uomini “accusati” di essere omosessuali. Questa brutalità, così come le altre che questa banda mette in atto, non sono una sua creazione. Ibrahim (la notizia nel giornale El País) medico di 33 anni dovette scappare da Raqqa perché a causa della sua omosessualità la vita gli era diventata impossibile. Fu messo in carcere per la legge siriana, la quale prevede nell’articolo 520 del codice penale che: “gli atti sessuali innaturali” saranno condannati con tre anno di prigione. Ibrahim è stato denunciato da un suo amico sottomesso a tortura. Ibrahim perse tre dei suoi amici: uno morì di infarto mentre era torturato, gli altri sparati alla testa. In Raqqa la comunità omosessuale era attiva, molti di quelli che avevano una moglie ma che mantenevano anche rapporti omosessuali finirono tra i militanti di Al Nusra e nelle bande dell’Isis per cancellare la loro “colpa” denunciarono decine di omosessuali. Essere gay è un delitto non solo per l’Islam estremo, ma per la famiglia e per la tribù. Questa guerra bestiale e stupida uccide innocenti, poco importa la loro religione, siano dei cristiani o no, sono uomini, donne e bambini, non c’è nessuna distinzione da fare tra quei corpi martoriati. Nessuna.

Forse quello per chi suona la campana è così malato da non sapere che questa campana sta suonando per lui: e io forse mi posso credere di stare ben meglio di quanto sto, che cotanti mi circondano, e costatano le mie condizioni, lo potessero aver fatto suonare per me, senza ch’io lo sappia. La Chiesa è Cattolica, universale, e così lo sono tutte le sue azioni; tutto quanto fa appartiene a tutti. Quando battezza un bambino, quest’azione mi riguarda, poiché proprio questo rilega quel bambino a questo corpo che è anche la mia testa, e s’innesta a questo corpo cui sono un membro. E quando sepellisce un uomo, quest’azione mi riguarda; l’umanità intera è di un autore solo, ed in un solo volume; quando muore un uomo, non si strappa un capitolo dal volume, anzi lo si traduce in una lingua migliore; e ci vorrà che tutti i capitoli vengano così tradotti; Dio impiega parecchi traduttori; certe parti sono tradotte dall’età, altre dalla malattia, altre dalla guerra, altre dalla giustizia; ma la mano d’Iddio si trova in tutte le traduzioni, e la sua mano rilegherà tutte le pagine cosparse per questa biblioteca dove riposeranno tutti i libri aperti gli uni per gli altri. Per conseguenza, la campana che suona per una predica non chiama soltanto il predicatore ma anche tutta la congregazione, dimodoché questa campana ci chiama tutti; ma quanto più a me, che sono portato così vicino alla porta dalla malattia. Ci fu una lite che andò fino al processo (nel quale tanto la pietà e la dignità, quanto la religione e la considerazione si mescolarono), per sapere quale tra gli ordini religiosi dovette per primo suonare l’appello alla preghiera del mattino; e fu determinato che suonassero per primi coloro che per primi si alzassero. Se capessimo correttamente la dignità di questa campana che suona per la nostra preghiera vesperale, dovremmo essere felici di farla nostra coll’alzarci presto, faccendo cosicché essa sia per noi quanto per lui, a chi tuttavia appartiene. Il rintocco ben suona per chi crede che suona per lui; e benchè smetta in modo intermittente, già dal minuto che gli fornisce tale occasione, viene unito a Dio. Chi è che non alza gli occhi verso il sole quando questi spunta? Ma chi è che non toglie lo sguardo da una cometa quando essa accade? Chi è che non tende l’orecchio per udire una campana che suona per qualche occasione? Ma chi è che la può distogliere da quel rintocco che sta faccendo passare un pezzo di lui stesso al di fuori di questo mondo?

Nessun uomo è un’isola

completo in se stesso;


ogni uomo è un pezzo del continente,
una parte del tutto.

Se anche solo una nuvola

venisse lavata via dal mare,

l’Europa ne sarebbe diminuita,

come se le mancasse un promontorio,


come se venisse a mancare


una dimora di amici tuoi,


o la tua stessa casa.


La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce,


perché io sono parte dell’umanità.


E dunque non chiedere mai


per chi suona la campana:


essa suona per te.

(JOHN DONNE Meditazione XVII, sulla malattia e la morte (estratto)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...