Tertium non datur: versione sufi

Uno zoppo entrò un giorno in un serraglio e andò a sedersi accanto a un viaggiatore.
“Non arriverò mai in tempo al banchetto del sultano”, sospirò, “perché la mia infermità mi impedisce di essere più veloce”.
L’altro alzò la testa: “Anch’io sono stato invitato, ma il mio stato è peggiore del tuo. Sono cieco. Non posso vedere la strada, benché anch’io sia stato invitato”.
Un terzo uomo, che aveva sorpreso la loro conversazione, s’intromise dicendo: “Se solo vi rendeste conto che voi due insieme avete i mezzi per raggiungere la vostra destinazione! Il cieco può camminare con lo zoppo sulle spalle: potete usare le gambe del cieco e gli occhi dello zoppo per dirigervi”.

E fu così che entrambi poterono giungere al termine della strada, dove la festa li attendeva.
Tuttavia, per strada si erano fermati in un altro serraglio per riposarsi un po’. Avevano spiegato la loro situazione ad altri due uomini che erano seduti lì, sconsolati: uno era sordo e l’altro muto. Erano stati entrambi invitati alla festa. Il muto aveva sentito, ma si trovava nell’impossibilità di trasmettere l’invito al suo amico, il sordo. Questi poteva parlare, ma non aveva nulla da dire.
Nessuno dei due arrivò mai al banchetto, perché questa volta non c’era un terzo uomo per spiegare loro che c’era una difficoltà, e tantomeno come avrebbero potuto risolverla.

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