Matteo chi?

L’invito è partito ma non è ancora arrivato al destinatario. Il gesto imperioso è stato lanciato ma non ha ancora colpito nel segno, è una freccia scoccata, che viaggia e si conficcherà senz’altro ma non è arrivato il momento preciso dell’impatto. Quel gesto sempre andrà oltre, non può fermarsi in un bersaglio circoscritto, è rilancio infinito. L’incontro della saetta e la materia resterà fuori dal sapere e dal linguaggio. 

Al limite della rappresentazione, Caravaggio raffigura l’interstizio di tempo e spazio di quel celebre altro indice creatore e la mano di Adamo. 
Michelangelo Merisi da Caravaggio, Vocazione di Matteo, cappella Contarini, San Luigi dei Francesi. Roma
Non c’è vocazione che non si fondi nelle domande: “ma sarò veramente io?” “ma sta chiamando proprio a lui?  Sono gli sguardi bassi quelli che potranno essere più attenti. Così le mani indicano percorsi dubbi fino a fare centro. Prima di arrivare a destinazione, l’indice avrà raggiunto tanti uomini che saranno, a loro volta, segnati dalla domanda. Adesso la sfida sarà mantenerla viva, sarà lei, la domanda, che li metterà in cammino, in sequela, in discepolato. La chiamata si da nel tempo ma anche la risposta. 
Tante cose si sono dette e si continuano a dire riguardo il povero Caravaggio che fatica a trovare pace. Come il suo corpo romanticamente pensato malato e morente nella duna Feniglia (Orbetello), poi “ritrovato” nel cimitero di San Sebastiano (Porto Ercole) e poi sospettato di essere stato ucciso e derubato nel Forte Filippo (Porto Ercole). Anzi, sembra proprio che per questa itineranza, che supera la morte stessa, i volti, le situazioni e i gesti navighino in una polisemia e non sia possibile allo sguardo di fermarsi, né alla parola di enunciare un racconto compiuto. Ogni volta che si dice: è lì, si trova già altrove. Forse Caravaggio sentiva di vivere nei “giorni abbreviati” dove vige il monito: Allora se qualcuno vi dirà: Ecco, il Cristo è qui, o è là, non ci credete (Mt. 24, 23). La topografia si è resa incerta, si naviga a vista e a volte nemmeno quello. Ma il Maestro ritirandosi sempre chiama il discepolo precisamente ad andare sempre al di là.

Non c’è la certezza della vocazione, la sua storia sempre resiste alla scrittura.  Chi è stato sfiorato per quel gesto convocante dubita e pensa che il chiamato sia sempre un altro. La cosa importante è la sorpresa che desta nel vecchio e che forse invaderà il più giovane ora immedesimato nel contare le monete.
Da leggere:
Andreas Prater, Hildegard Kretschmer, Angela Hass, Herwarth Röttgen, Irving Lavin, Caravaggio. Dov’è Matteo? Un caso critico nella Vocazione di San Luigi dei Francesi, Presentazione di Maurizio Cecchetti, Milano, Medusa 2012, pp. 105.

Silvano Vinceti, Giorgio Gruppioni, Antonio Morett, Porto Ercole. L’ultima dimora di Caravaggio. Armando editore. 2010

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