Abbiamo un gaucho in Vaticano (ma profumato)

Manifesto della mostra. Braccio di Carlo Magno,
Città del Vaticano
Il Gaucho è arrivato in Vaticano. La mostra (Regione Marche-Artifex) era stata ideata due anni fa. Al gaucho sono serviti all’incirca due anni per prepararsi all’occasione. A dire il vero l’itinerario del Gaucho è stato molto più lungo e temo che il suo peregrinare per le “pampas” non sia ancora finito. Per molti argentini, il gaucho è uno dei pilastri della costruzione dell’identità. Dovrebbe rappresentare i valori nazionali, sempre vaghi e sfuggenti, e trattandosi di un paese latinoamericano come l’Argentina, il gaucho possiede la fede cristiana: nazionale, popolare e cristiano. Ma non è sempre stato così. Nella sua Storia Naturale dell’Uomo (1881), Juan Monserrat i Archs gli dedica queste simpatiche parole: “Oggi come ieri i gauchos sono l’estremo opposto della popolazione pacifica e ordinata delle città, che odiano, sempre disposti a sommarsi alle rivolte politiche, così frequenti in America Latina… Non c’è bisogno di dire che da questi pochi tratti si ricava l’immagine di un brigante, un ladro, un castigo per la nazione, che a causa del suo essere selvaggio è considerato una razza ingovernabile e senza credito nessuno…” Ma il gaucho che si presenta in Vaticano profuma, e non solo del bestiame con il quale spesso tratta. Secondo il comunicato stampa, dietro questo gaucho stanno i gesuiti (tanto per cambiare). I gauchos sarebbero indigeni evangelizzati, “creoli di radice ispano-indigena e schiavi neri”. Nessuno può mancare alla festa dell’identità. “Il gaucho, nato in queste circostanze, adotta una personalità ribelle ma molto rispettosa di un codice proprio di giustizia e carico di fede.” Conclude certo il comunicato stampa. Chi sa se gli organizzatori della mostra avranno letto con attenzione il “Martín Fierro”, poema nazionale di José Hernández ove si cantano le vicende del gaucho omonimo. Come diceva Borges: “Il ‘Martín Fierro’ è un libro molto ben scritto e molto mal letto”. Per continuare con Borges, il gaucho Fierro potrebbe rappresentare qualche cosa degli argentini: un groviglio di contraddizioni, precisamente una enorme difficoltà all’ora di celebrare una identità che sia una: “Fierro è un disertore che paradossalmente piace ai militari. Ma se si dice questo a un uomo d’armi, quello si indigna.” Per avvicinarsi a questa paradossale figura, costruita e smontata mille volte, rimando a un bellissimo dialogo tra Jorge Luis Borges e Ernesto Sábato (http://www.trazegnies.arrakis.es/borgessabato.html)
Il dialogo finisce con queste battute:

Jorge Luis Borges Accetto che Fierro sia un personaggio vivente, come succede con le persone reali può essere giudicato molto diversamente, a seconda di come lo si consideri.
Ernesto Sábato Per questo le diverse interpretazioni che permette: sociologiche, politiche, psicologiche, metafisiche.
Jorge Luis Borges Ma io non ho detto una parola contro l’opera…
Ernesto Sábato Ma ci sono state delle interviste nelle quali lei ha detto certe cose… Mi sembra opportuno che chiarisca il suo pensiero.
Jorge Luis Borges Ho detto che proporre il “Martín Fierro” come un personaggio esemplare è un errore. E’ come se io proponessi Macbeth come modello di cittadino britannico, no? Come tragedia mi sembra ammirevole, come personaggio capace di incarnare valori morali, no.

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