Sklerocardia

G.L. Bernini, Apollo e Dafne (1622-25). Galleria Borghese, Roma
A caccia per il boschi di Michel de Certeau. Nelle letture certaliane capita di trovare una frase appuntita come uno stiletto che allo stesso tempo incanta e ferisce e la lettura non può andare avanti. “La tentation est fixation. Là où Dieu est révolutionnaire, le diable apparaît fixiste” (Michel de Certeau, La faiblesse de croire, Seuil, 1987, p. 46) Non posso che chiudere il libro, la caccia finisce.
La tentazione è l’ancoraggio, lo stabilirsi per sempre in una posizione.  Fissazione, voglia di dichiarare e di definire una volta per tutte; di stabilire i pesi e le misure, di distribuire i premi, i veleni e le vendette. Volontà di fermare il mondo, la vita inafferrabile, il divenire.
È possibile pensare nelle letture che di Lacan abbia potuto fare Certeau e che con fissazione evochi anche quel fermarsi del soggetto in un godimento infantile e perverso che innesca una compulsione a ripetere ingovernabile. La persona si fissa in un godimento che godimento non è, che racchiude un ricordo lontano, inaccessibile e fuori legge.
“La tentation est fixation. Là où Dieu est révolutionnaire, le diable apparaît fixiste”. “La tentazione è fissazione. Lì ove Dio è rivoluzionario, il diavolo appare fissista” Il diavolo è devoto del fissismo che, come in biologia, proclama che non c’è evoluzione possibile, che tutto è e sarà così per sempre.
Nel linguaggio neotestamentario risuona una parola che potrebbe accostarsi a questo dramma esistenziale: la sklerocardia, che normalmente è tradotta come la “durezza del cuore”. Partecipa dello stesso suffisso di “arteriosclerosi” anche si le durezze in questione sono diverse. La più conosciuta arteriosclerosi colpisce il cervello e reca una serie di disturbi alla memoria. La sklerocardia invece è ancora peggio, perché a differenza dell’arteriosclerosi cerebrale che fa passare la persona per il bagno nel fiume Lete e la porta al paese dell’oblio, dove potrebbero essere dei vantaggi, la durezza del cuore fissa la persona in certi ricordi e idee e la inchioda per sempre.
Un po’ come la povera Dafne che aveva la idea fissa di difendere la sua castità e fu perseguitata per Apollo che aveva una idea fissa opposta. Dafne si trasformò in alloro e Bernini la fissò nel marmo. Vittoria, sconfitta? Duro prezzo da pagare comunque. La leggenda iscritta sul piedistallo dell’Apollo e Dafne (Galleria Borghese, Roma) potrebbe essere intesa come un elogio al movimento pur accettando il rischio di non raccogliere sempre le dolcezze che aspettiamo. Quisquis amans sequitur fugitivae gaudia formae fronde manus implet baccas seu carpit amaras (Chiunque ami seguire la gioia dell’effimera bellezza / le mani colma di fronde o raccoglie amari frutti).
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