I nuovi maestri (che dovranno arrivare)

I nuovi maestri saranno dei cefalofori, o non saranno. Se non sapete cosa siano i cefalofori trovate, in francese, un buon articolo in wikipedia. Cefalofori come San Afrodisio di Alessandria, come San Gemolo, ma soprattutto come San Dionigi. Se non sapete, o non ricordate, la vita di San Dionigi trovate un buon articolo in wikipedia, in francese ovviamente visto che è patrono di Parigi. Michel Serres in un suo libro Hominescence (2001) ha ricordato Dionigi che prende con le proprie mani la testa e la ricolloca sul suo collo per marciare verso la sepoltura dopo essere stato decapitato. Dionigio rappresenta un po’ tutti noi quando la mattina ci troviamo davanti al nostro dispositivo elettronico e ce lo ricollochiamo sul collo per incominciare la nostra giornata. Ci rimettiamo sulle spalle la memoria, l’immaginazione e il raziocinio e ricominciamo. Secondo Serres, per drammatica e catastrofica che possa sembrare la introduzione delle nuove tecnologie nelle nostre esistenze, e non soltanto nel mondo del lavoro,  implica una sfida enorme davanti alla quale la cosa peggiore che si possa fare è di non voler vederla. Dovremo inventare, dovremo creare, anche se questo ci causi panico, nuovi modi di conoscere e di insegnare. Ogni perdita deve essere vista come una trasformazione, come un passo avanti in un continuo processo di ominiscenza, nel quale si stabiliscono nuovi rapporti con il tempo e con la morte.
Léon Bonnat, Panthéon, Paris
I nuovi maestri non potranno più pretendere di aver la testa a posto. Sono dei cefalofori che si mettono davanti a un gruppo di cefalofori che sono i loro studenti. Non possono più fare finta che quell’oggetto che si apre verticalmente sulla loro scrivania, magari per far vedere un’arcaica presentazione, o sul tavolo dei loro allievi, sia un libro. No, è un tablet, un notebook o un smartbook. Dovranno fare quello che prima non facevano: andare subito in medias res e non, come piace a tanti, gongolarsi nel gemino ab ovo (se vuoi vedi Treccani.it). Dovranno non solo leggere a scuola il libro che hanno scritto o il libro che hanno scritto altri, ma dovranno aiutare a valutare i libri e qualsiasi altro medium di conoscenza. Dovranno tagliare quella mezz’ora di lezione che era riempita di dati, nomi, numeri e dovranno cimentarsi nelle relazioni, nella sintesi, dovranno essere creativi. Dovranno insegnare a camminare più che a arrivare, a valutare strumenti e metodi più che a dichiarare delle verità. Potete vedere e ascoltare Michel Serres in una conferenza all’INRIA (www.inria.fr) in questo link. Sancte Dyonisius ora por nobis.

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