Il prete funzionario

I pastori cattolici, che si situavano sul terreno delle istituzioni ecclesiastiche, effettuano nelle pratiche una selezione analoga a quella che l’esegesi colta compie nei testi: le “superstizioni” popolari ne vengono scacciate, rimandate a un passato inconfessabile, affinché sia evitato un “discredito per la religione”. Questi uomini, in fatti, sono innanzitutto dei “chierici”. Essi si distanziano in massa dalla cultura popolare, tollerando o ignorando ciò che non possono impedire.  Diminuzione dei contatti tra i pastori e la popolazione; ritirarsi del clero in un discorso che è stato costruito nel XVII secolo come “riformista” ma che diventa il mezzo formale dei raggruppamenti sacerdotali; scomparsa quasi totale delle visite pastorali. Questi preti sono cambiati da una lenta trasformazione che tuttavia rimane segreta o marginale. Il contenuto del discorso e l’atto del parlare si pongono fuori, estranei l’uno rispetto all’altro come il testo e l’autore: quando c’è enunciazione, l’enunciato mente; quando l’enunciato dice il vero, non c’è più enunciazione.
(M. de Certeau, La scrittura della Storia, “L’ermeneutica clericale”)

(Ridicule, 1996. Patrice Lecomte)

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