Ahmed è morto

Ahmed è morto, ma lui ancora non lo sa. Ahmed è morto insieme a suoi genitori che saltarono in aria  per un colpo di mortaio. Ahmed è morto anche se fuma fiero la sua sigaretta, e abbraccia a mala pena il suo kalashnikov; si capisce che non potrebbe fare partire un solo colpo. Ahmed è morto anche quando porta le sue manine alla sua bocca, per che non sfugga nessuna parola, ed urla a squarciagola: Allah akbar, e senza saperlo dice una verità tremenda che apre alla violenza inusitata: “Dio è più grande”. Ahmed se ne è andato nel preciso momento, e lui lo racconta, in cui baciò sua madre dilaniata. Ahmed è stato scoperto dal The Telegraph che raccontò brevemente la sua storia e lo presentò come un “bambino soldato”. A dire il vero la storia di Ahmed viene da lontano e lui è molto di piú che un “bambino soldato”: con i suoi otto anni Ahmed è profeta dell’apocalisse. La storia la racconta Denise Crouzet in due magnifici volumi: Les guerrriers de Dieu: La violence au temps des troubles de religion. Il povero Ahmed ricorda pateticamente quei bambini cattolici, “papisti”, che martoriavano e uccidevano i corpi degli ugonotti, che erano fino al giorno prima vicini di casa, parenti, amici. Per le strade di Marsiglia, di Poignans o di Tolone, bande di bambini spinti dagli adulti, uccidevano a sassate e con bastoni, bruciavano corpi feriti, trascinavano le vittime per le strade del paese per poi finirli crudelmente. La violenza era delegata a quelle mani innocenti, era consegnata alla parte più pura della comunità, perché Dio, come dice il salmo, sta nella bocca dei bambini.  Tanta violenza inumana doveva avere le sue misteriose o occulte radici nel divino, nel dio più grande. La orda infantile era il segno per restaurare l’ordine divino e questo lo dovevano fare i più puri. Era la vendetta di Dio, attuata dai suoi bambini. Gesto apocalittico che affrettava la fine e compiva il giudizio, apriva cieli nuovi e terra nuova.  In quei poveri resti mortali sprofondava quello che si identificava con il concetto di religione; da allora abbiamo smarrito Dio, che ha chiesto rifugio altrove, sempre più in là. Ahmed non lotta per una Siria migliore, né gli aguzzini, i suoi parenti, che lo incitano alla battaglia, non vinceranno nulla, non lottano per alcun valore, non incarnano nessuna causa, niente di buono nascerà di quell’orrore, sono invasi dal desiderio di fare cenere di tutto.

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