Arte in chiesa (I)

Sant’Eustachio, Roma (27/01/13)

L’arte religiosa dei secoli XVII-XVIII parla del dissenso, della fatica del credere. Nei resti di quell’arte si inseriscono altre rappresentazioni che raccontano un aspetto della religiosità odierna. Tra la austerità romanica o tra le elevazioni gotiche, tra la razionalità rinascimentale o tra le pieghe della cultura barocca convivono immagini che rasentano il kitsch o decisamente rimandano alla cultura del trash. Prima di storcere il naso potremmo tentare di realizzare una lettura di queste rappresentazioni. Queste manifestazioni parlano di una inadeguatezza del passato, pur considerandolo “esemplare”, ad esprimere il presente, e  nel contempo dichiarano una resistenza a esplorare nuove forme considerate un po’ eretiche. Come ricorda M. Kundera il kitsch non può essere insolito, è collegato a immagini che in qualche modo sono nella memoria, scimmiottano qualcosa di sublime. Allo stesso modo queste “opere” parlano di una religiosità delle emozioni e hanno qualcosa in comune con il concetto barocco dell’effimero. Si accettano di buon grado altri esempi da pubblicare.

Sant’Eustachio, Roma (27/01/13)
Sant’Eustachio, Roma (27/01/13)

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