Dove vai? Non lo so

Nel 1957 ho registrato un primo titolo per la mia tesi. Il titolo era: La idealità dell’oggetto letterario. Attualmente questo titolo mi sembra strano. In qualche modo, lo era già allora. Il titolo fu approvato da Jean Hyppolite, che doveva dirigere la tesi, cosa che fece, cioè come sapeva farlo, come secondo me è stato uno dei pochi a saperlo fare, con spirito libero, liberale, sempre aperto, attento a ciò che era o non era comprensibile, sempre teso a non esercitare nessuna pressione, nessuna influenza, lasciando andare, generosamente, dove mi conducevano i miei passi.

Durante il 1966, partecipiamo a un colloquio negli Stati Uniti. Dopo alcune considerazioni sulla conferenza che io avevo fatto, Jean Hyppolite aggiungeva: Veramente non capisco dove vuole andare. Credo che gli rispose più o meno così: Se io vedessi chiaramente in anticipo, dove vado, penso che non farei un passo in più per arrivarci. Forse, allora pensava che sapere dove uno va può aiutare senz’altro ad orientare il pensiero. Ma questo sapere non ha mai portato ad aggiungere un passo. Perchè andare ove si sa e dove uno sa che è destinato ad arrivare?


DERRIDA, J., El tiempo de una tesis. Deconstrucción e implicaciones conceptuales, Proyecto A Ediciones, Barcelona, 1997, pp. 11-22.
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