Cave wikipediam

La veloce crescita del mercato dei tablets talvolta è accompagnata da una forte sfiducia nel permettere il loro ingresso nelle aule scolastiche. In certi ambienti l’utilizzo di wikipedia, o di altre risorse on line, provoca sconcerto e viene valutato come una mancanza di serietà accademica. Il problema è complesso e penso che questo atteggiamento nasconda antiche paure. Fra Filippo della Strada, frate domenicano e poi monaco benedettino,  dal 1450 al 1500 passò quasi tutto il suo tempo a copiare manoscritti. Fra Filippo odiava due cose: i francesi e l’ars artificialis scribendi, cioè, la stampa. Ai primi rimproverava aver: “messo fame et stretta caristia / per tutta Italia, seminato la heresia, / armato padri contra i generati, / fatti i figlioli ad padri desfidati”. Il secondo odio di Fra Filippo era la stampa che, come i francesi, aveva seminato nel mondo errori e immoralità, oltre ad essere una macchina infernale che gli toglieva il lavoro. Esortò ai cristiani a non abbandonare le Bibbie in latino e a bruciare quelle in volgare: “Non vedetti vui, o boni christiani, / che bibbie per latino hanno intelletti sani / le vulgariçate per gente non provate / da la chiesa santa sono diventate? / E’ giusta cossa che per suo cervello /ogni sença littere faça in fede trattatello? / Porta tue stampe in fuoco che non sia / per quelle tutto el mondo dannato de heresia” [1].
La stampa è stata una rivoluzione della quale manca ancora delucidare la portata e le conseguenze. Con la repubblica delle lettere nasce la repubblica dei lettori i quali cominciano a costruire in solitudine e in silenzio il proprio sapere. Sarà difficile, senza l’occhio vigile del maestro, controllare il lettore mentre legge, compara un libro con l’altro, o ne posa uno e prende un altro ancora: “Sfoglio ora un libro ora un altro, senza ordine e senza programma, qua e là; un momento fantastico, un momento annoto e detto passeggiando, le mie idee come queste”, diceva Montaigne.
La domanda e il monito di Fra Filippo riecheggia ancora in alcune aule: “E’ giusta cossa che per suo cervello /ogni sença littere faça in fede trattatello?” E’ vero che possiamo essere tratti in inganno come il gatto con l’ipad.
E’ vero anche che oggi per il maestro sarà difficile pretendere dare al discepolo un testo e un pensiero unico. Ma questi sono i tempi affinché il maestro possa scoprire qualche nuova faccia del proprio mestiere. Potrebbe, per esempio, aiutare a pensare, a valutare l’informazione, a incrociare i dati, a costruire una roadmap delle ricerche, insomma a discernere, che è parola desueta. Davanti a una informazione abbondante ma frammentata il maestro potrebbe aiutare a stabilire relazioni; soprattutto in storia dove tutto è relazione e ciò che non è in relazione non è. Certo che era più facile, forse, dare una dispensa o indicare un manuale da imparare a memoria, ma quei tempi sono tramontati. In questo senso sembra molto interessante l’esperienza della profesoressa Dianora Bardi al liceo Lussana di Bergamo e il suo sito Le risorse digitali. Gli studenti come risultato dell’esperimentazione con l’ebook e l’ipad hanno scritto un libro del quale l’indice e le prime 54 pagine sono consultabili sul sito della scuola:  http://www.liceolussana.com/.

[1] Citato in Cevolini, A., De arte Excerpendi, p. 40.

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