Ve lo dico "tra virgolette" e con punti sospensivi…

Dipenderà forse dall’uso frequente della posta elettronica con il suo dire veloce, abbreviato e sbrigativo, o sarà un segno della crescente incapacità di chiamare le cose con il loro nome: “pane” al pane, “vino” al vino, che il “sì” sia sì e che il “no” sia no, perché tutto ciò che va oltre proviene dal Maligno (Mt. 5,37), ma le virgolette sono diventate una minaccia, stanno sempre in agguato, piovono sui titoli di giornali, si appiccicano alle parole più innocenti e pacifiche. Non solo. Il virus ortografico è passato dalla carta alle mani. Durante alcuni discorsi, conferenze, riunioni informali veniamo sorpresi dal gesto veloce, leggermente osceno, dal dito indice e medio che tratteggiano nell’aria nervose virgolette. A questi dovremmo rammentare la storia dei bravi “longbowmen”, temibili arcieri inglesi di Enrico V che manovravano un arco di un metro e mezzo e scoccavano, precisamente con quelle dita, mortifere frecce. Le terribili saette decimarono le truppe francesi nella battaglia di Anzicourt (1415). Gli arcieri non erano di nobile estrazione, erano piccoli proprietari terrieri, contadini robusti, in grado di poter esercitare sulla corda dei loro archi una trazione di 45 kg.  Se erano catturati in battaglia non si poteva aspettare nessun riscatto. Quindi, quando un “longbowman” cadeva  nelle mani del nemico gli venivano tagliati l’indice e il medio. Qualcuno ha proposto di introdurre una sanzione simile a chi fa il gesto delle virgolette, a me sembra una reazione smodata. Le regole ortografiche prevedono l’uso delle virgolette ma certo non ci sono delle pene per l’abuso. Ma qualcosa si dovrà fare. Non manca chi ha cominciato a disegnare in aria, punti, virgole, punti esclamativi o interrogativi, accenti. 
Le virgolette sono d’obbligo quando si cita il testo o il discorso di qualcuno, invece spesso mancano nelle citazioni, in questi tempi di brigantaggio “internautico”. Da aborrire quando vorrebbero indicare un enfasi. Utilissime per cercare con precisione in “Google”. Ma dove l’uso si fa sospetto, soggettivo e relativistico è quando le virgolette pretendono di isolare ciò che altri dicono da quello che scrive l’autore. Le virgolette, in questo senso, vorrebbero segnare una distanza da qualcosa o qualcuno, suscitare complicità, insinuare una burla o un tono ironico, suggerire cautela, o ancora segnalare un uso originale – dal punto di vista lessicale o semantico – da parte dell’autore o per marcare che qualcosa non appartiene al suo “vocabolario decisivo”, come direbbe R. Rorty. Spesso quest’uso evita all’autore di esplicitare la sua presa di distanza dalla parola virgolettata, forse perché considera il lettore come un idiota incapace di comprendere o tollerare ulteriori sfumature e distinzioni. Miguel de Unamuno esortava gli scrittori ad aver fiducia nei loro lettori, fino al punto di inventarsi un nuovo genere letterario, la “nivola”, dove il lettore doveva essere implicato nella trama e incarnare il sogno che sono i personaggi. Se non si è capaci di tanto, almeno non si dovrebbe nascondere la fatica tra virgolette, punti di sospensione o parentesi, ma ripartendo da essa tentare ancora di scrivere e di parlare. Il risultato non è assicurato, non lo era nemmeno con l’abuso di virgolette, ma vale la pena di tentare.
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