Presunzione di colpevolezza

Basilisco e donnola. Wenceslas Hollar (1607-1677)
Provengo da un paese, l’Argentina, che fece della tortura uno strumento di Stato. Forse è per questo che reagisco con una certa virulenza ad ogni politica del sospetto. Si sa, soprattutto nei “tempi di crisi”, di emergenza, fioriscono questi mostriciattoli di violenza legale: sospensioni di garanzie costituzionali, limitazioni della libertà di espressione e informazione, aumento dei livelli di controllo e sorveglianza, tutto in favore della ragion di stato (civile o religiosa); per consolidare gli arcana imperii et dominationis, come direbbe Tacito.
Senz’altro la macchina inquisitoriale ha fortemente contribuito al rovesciamento della presunzione d’innocenza del diritto romano, il quale registra una serie di principi che sembrano ormai tramontati: affirmanti incumbit probatio…(la prova spetta a chi afferma), actor quod adseverat probare se non posse profitendo reum necessitate monstrandi contrarium non adstringit, cum per rerum naturam factum negantis probatio nulla sit (l’accusatore, dichiarando di non poter provare ciò che afferma, non può obbligare il colpevole a mostrare il contrario, perché, per la natura delle cose, non c’è nessun obbligo di prova per colui che nega il fatto). Il celebre e nobile principio del Digesto Giustinianeo (D.50.17.125): In dubio pro reo è fortemente messo in discussione, se non abolito, dalla macchina inquisitoriale della quale il Malleus Maleficarum di Nicola di Eymerich (1376) o il trattato del gesuita Martin Antoine Del Rio Disquisitionum Magicarum Libri sex (1599-1600), sono l’estrema espressione di un iceberg di abusi e prevaricazioni. Prima dubitare: qualcosa di male avrà fatto. Questo principio rovesciato, che si sviluppa in ambito del diritto ecclesiale, si irradierà perfino alle origini della Rivoluzione Francese nella “Loi des suspects” (1793). Si pensa che le vittime della applicazione di questa legge siano state dalle 35.000 alle 40.000 persone.
Per perfezionare questo meccanismo perverso, per ottenere finalmente la confessione, si procedeva con la tortura che era il cammino più veloce per confermare la “verità” che l’inquisitore aveva in testa. Tra tanta desolazione si alzò la voce profetica, solitaria e ironica del gesuita Friedrich Spee von Langenfeld (1591-1635) che nella sua Cautio Criminalis (1631) afferma:

Ma perché cerchiamo tanto affannosamente le streghe? andiamo, giudici, vi dirò io, in quattro e quattr’otto, dove sono. Prendete i Cappuccini, i Gesuiti, e tutti i religiosi, torturateli, confesseranno. Se alcuni di loro negano, ripetete tre o quattro volte la tortura, confesseranno. Se si dimostrassero ostinati, esorcizzateli, rapateli: si servono di arti magiche, è il diavolo che li rende insensibili. Andate avanti imperterriti, alla fine confesseranno. Ma se non vi basta, mettete le mani sui prelati della Chiesa, sui canonici, sui dottori, confesseranno. Come potrebbero resistere questi poveri infelici, delicati come sono? Se ancora non vi bastano, ci penserò io a torturare voi, e poi voi torturerete me. Sono sicuro che confesseremo tutti. Così saremo tutti colpevoli di magia.

Le costruzioni per accedere alla realtà non restano confinate negli angoli bui del passato, sono il nostro pane quotidiano, non possiamo farne a meno. Una cosa ci potrebbe salvare: sapere che si tratta di costruzioni.  Questo è il nostro modo di fare conoscenza. Purtroppo con i nostri sguardi di controllo e di sfiducia non potremo generare niente di buono se non profezie che si auto-compieranno. Lo sguardo che trova colpevoli ovunque, che prima diffida e dopo anche, genera morte. Nella sfiducia non può crescere nulla. La sfiducia è come lo sguardo del basilisco, conosciuto in Toscana come il serpente regolo, il “piccolo re”, che uccide con una sua sbirciata, al suo passaggio si seccano i campi, si imputridiscono le acque. Solo la piccola donnola potrà affrontarlo e vincerlo, pagando la vittoria con la sua vita, o il canto del gallo potrà metterlo in fuga. Altrimenti dovremmo girare sempre con uno specchio: se il basilisco si rispecchiasse finirebbe la sua misera esistenza, forse funziona anche contro chi ci guarda male. Honi soit qui mal y pense.
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2 pensieri su “Presunzione di colpevolezza

  1. Sono arrivato a questo blog cercando di capire se la presunzione d'Innocenza fosse un concetto presente nel diritto romano. Ho capito quanti passi indietro ci ha fatto fare la chiesa cattolica romana(non dico il Cristianesimo), sia in questioni scientifiche che nei diritti civili ed umani. Mi chiedo cosa sarebbe successo se la chiesa romana non avesse perso il potere politico militare, saremo ancora sotto l'inquisizione? Per quello che ricordo, questo potere non è stato mollato cosi volentieri.
    Saluti da un paesano Argentino.
    Franco.

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  2. L'istituzione ecclesiale, a partire del XVI secolo, formerà parte della “ragion di stato”. Ogni nostro sforzo per liberarci della politica del sospetto sarà una conquista di civiltà e ci aiuterà a vivere anche i nostri rapporti personali più serenamente. Non dovremmo dimenticare mai che il nostro accesso alla realtà è sempre frutto di complesse costruzioni e che per tanto, non senza sforzi, è possibile cambiare. Grazie per l'attenta lettura.

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