Sei affascinante: ti mando al rogo

Ha dell’inquietante e del moderno il conosciuto dialogo de Humpty Dumpty con Alice riguardo l’uso delle parole: Quando uso una parola – dice Humpty-  le faccio dire ciò che voglio. Per le parole, come per gli uomini, la cosa importante è sapere chi è colui che comanda. Quando una parola “lavora troppo” basta pagarle le ore di straordinario. (Lewis Carroll, Through the Looking-Glass, and What Alice Found There, [1871]).  Affascinante, fascinoso, fascino sono delle parole che certamente hanno lavorato troppo e arrivano a noi dopo una lunga marcia. Se le adoperiamo spesso, potremmo finire in bancarotta per quanto dovremmo pagarle ogni sabato sera, che è il giorno di paga delle parole.
Affascinare, fino al secolo XIX, era il guardare storto e pieno d’invidia, era lanciare un malocchio sulla vittima ignara.  Il fascino era la malia spesso indirizzata contro i bambini che, dopo una veloce emaciazione, gli portava diritti alla sepoltura. Per questo le madri dell’antica Roma, premurose appendevano al collo dei loro pargoli i fascina, amuleti fallici che tenevano ben lontano dal povero bambino gli sguardi maliziosi.  Per gli adulti, se sprovvisti di amuleto, bastava alzare il digitus medius per allontanare lo sguardo malefico e difendersi dal fascino. Dietro ogni sguardo storto c’è il padre della menzogna, il grande invidioso, il grande illusionista che fece credere ad Adamo ed Eva che se avessero mangiato dal frutto gli si sarebbero aperti gli occhi.  E’ tutto una questione di sguardi.  Affascinanti e terribili erano gli occhi della strega, incapaci di versare lacrime, e che durante i processi inquisitoriali stavano sempre rivolti verso il basso (oculos in terram defigiunt) non perché appesantiti dalla loro colpa ma per chiedere consiglio al principe degli inferi. Sguardi torvi ed obliqui, come direbbe il gesuita Martin Anton Delrio (1551-1608) nella sua Disquisitionum magicarum libri sex. Sguardi affascinanti delle streghe che secondo il Malleus Maleficarum (1487) venivano fatte presentare agli inquisitori a ritroso perché se fossero riuscite a guardare i loro accusatori per prime e senza che loro le avessero viste avrebbero conquistato le loro volontà e le avrebbero rimandate libere. Attenzione al fascino  dello sguardo mortale del basilisco, allo sguardo da gatta che fende le tenebre, agli occhi nictalopi, ammalianti, imbevuti di luna. Attenzione, prima che sia troppo tardi e l’affascinante bestia vi salti sul collo e vi rubi la vita in un morso.


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