I ciechi di Baudelaire

Contemple-les, mon âme; ils sont vraiment affreux !
Pareils aux mannequins; vaguement ridicules;
Terribles, singuliers comme les somnambules;
Dardant on ne sait où leurs globes ténébreux.


Leurs yeux, d’où la divine étincelle est partie,
Comme s’ils regardaient au loin, restent levés
Au ciel; on ne les voit jamais vers les pavés
Pencher rêveusement leur tête appesantie.


Ils traversent ainsi le noir illimité,
Ce frère du silence éternel. O cité, !

Pendant qu’autour de nous tu chantes, ris et beugles,


Eprise du plaisir jusqu’à l’atrocité,
Vois! je me traîne aussi ! mais, plus qu’eux hébété,
Je dis : Que cherchent-ils au Ciel, tous ces aveugles ?


Baudelaire, Les aveugles (1860)

Contemplali, anima mia; essi sono davvero orribili!
Simili ai manichini; vagamente ridicoli;
Terribili, singolari come i sonnambuli;
Mentre dardeggiano non si sa dove i loro globi tenebrosi.


I loro occhi, in cui s’è spenta la scintilla divina
Come se guardassero lontano, restano levati
Al cielo; non li si vede mai verso i selciati,
Chinare, pensosamente, la loro testa appesantita.


Essi attraversano così il nero sconfinato,
Questo fratello del silenzio eterno. O città!
Mentre che attorno a noi tu canti, ridi e sbraiti,

Innamorata del piacere fino all’atrocità,
Guarda! anch’io mi trascino! ma, più inebetito d’essi,
Io dico: Cosa chiedono al Cielo, tutti questi ciechi?.

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