Anastasi

Giovanni Battista Caracciolo, Noli me tangere (1618-20) Palazzo comunale, Prato.

Che abbiamo fatto della storia se non un bastone che autorizzi il nostro andare claudicante attraverso un presente che non riusciamo a nominare ? Che abbiamo fatto della storia se non convertirla in un deforme, grossolano e osceno indice che dice: “Guarda quello, eccolo là, lì si nasconde, questo è morto, questo è vivo, questo non interessa”? Voce ventriloqua dell’assente, dell’indicibile. La storia serva cerca con ogni mezzo di turarci le orecchie e di legarci all’albero, per non sentire il sussurro del revenant che mussita: “Non è andata così”. Liberiamo la storia. Nel mattino di Pasqua è possibile aprire gli occhi nelle tenebre, dove la verità non si lascia né toccare né trattenere, la si saluta per ritrovarla in nuove scritture, magari travestita da ortolano.

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