Alla ricerca di un etimo

Sant’Andrea della Valle, Roma, diciembre 2010
Una chiesa ingabbiata. Che c’è crisi economica è un dato certo. Uno dei suo effetti è portare a galla altre contraddizioni più antiche e profonde.
C’era una legge che recitava: E’ vietato collocare o affiggere cartelli o altri mezzi di pubblicità sugli edifici e nelle aree tutelati come beni culturali. Il soprintendente può, tuttavia, autorizzare il collocamento o l’affissione quando non ne derivi danno all’aspetto, al decoro e alla pubblica fruizione di detti edifici ed aree. L’autorizzazione e’ trasmessa al comune ai fini dell’eventuale rilascio del provvedimento autorizzativo di competenza. […] In relazione ai beni indicati al comma 1 il soprintendente, valutatane la compatibilità con il loro carattere artistico o storico, rilascia o nega il nulla osta o l’assenso per l’utilizzo a fini pubblicitari delle coperture dei ponteggi predisposti per l’esecuzione degli interventi di conservazione, per un periodo non superiore alla durata dei lavori. A tal fine alla richiesta di nulla osta o di assenso deve essere allegato il contratto di appalto dei lavori medesimi. (DL 22 gennaio 2004, n. 42. Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137).  L’intenzione era non mettere in contraddizione: conservazione e deturpamento del paesaggio.
Ecco una delle cose che emergono in questa situazione: la mancanza di decoro urbanistico (e personale, e politico); detta mancanza si presenta ancora più drammatica quando quest’assenza di pudore si manifesta in una chiesa. Si dirà: la cosa importante è che la facciata sia pulita, se il mezzo non è troppo pulito il fine è nobile e chi se n’importa se per tutelare il bene architettonico si deturpa quello del paesaggio urbano. Non si voglia scomodare al Machiavelli che non ha mai detto una cosa del genere.  Tutto sembra lecito in questi tempi in cui lo Stato, e sovente anche certe istituzioni ecclesiali, trascurano allegri la cura del patrimonio e intraprendono spinte battute di caccia allo sponsor privato, provocando certe vicende che hanno avuto notorietà nella cronaca di quest’anno.  Qualcuno ha fatto i conti, se sono veri hanno dell’inquietante. Secondo Athos de Luca (La Repubblica, 20/12/2009)  il telone di 200 metri quadri sulla facciata della chiesa rende 2 milioni di euro. Tolti i costi di restauro (500-600 mila euro) tolti i 100 mila euro a favore del Fec e i 90.000 euro di tassa pubblicitaria, circa 1 milione “sarà in appannaggio della società cui è affidato il lavoro”.
Il cartellone sulla facciata di Sant’Andrea della Valle mi ha spinto furiosamente alla ricerca di un etimo, quello della parola “osceno”. Uno si potrebbe entusiasmare troppo facilmente, a partire di D.H. Lawrence, con quelli che vogliono scoprire l’etimologia del vocabolo nell’essere “fuori scena”, confortati per così dire, dalla La philosophie dans le boudoir del Marqués de Sade che adopera la parola in questo senso.  Sembra più sicuro l’origine latino che pretende far derivare il termine da cenum, cioè, fango. Ad ogni modo come direbbe il Chisciotte: de las cosas obscenas y torpes, los pensamientos se han de apartar, quánto más los ojos (Cap. 59).
Al contrario, come fa vedere il video di cui sotto, in un luogo non precisamente affascinante si possono fare cose belle. Buona visione.


http://tv.repubblica.it/static/swf/z_adv_player.swf

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