Confessione

Non ce l’ho fatta.  Non saprei se debbo chiedere perdono e quel che è peggio, non saprei a chi chiederlo. Dai primi giorni ho sentito che la mostra del Caravaggio presentava per me una grande sfida. Qualcosa mi attirava ma molte altre mi respingevano e avendo sentito alcuni testimoni queste seconde hanno preso il sopravvento.
Non ho visto la mostra del Caravaggio organizzata alle Scuderie del Quirinale per commemorare la figura del pittore lombardo. Come spesso fanno i peccatori, prima di abbandonarmi al fiume della misericordia anch’io ho tentato delle vane scuse.
Non ho visto la mostra del Caravaggio è vero ma ho pensato: se fossi andato che cosa avrei visto? Le mostre sono fatte per far vedere? Be’, la domanda dovrebbe essere posta a quella fila di penitenti che sono riusciti ad entrare, magari a sostare 2 o 3 minuti davanti (davanti?) a un quadro.  Innanzi a questi grandi maestri temo che si veda sempre poco, che si preferisca la rasserenante audio guida o comunque contemplare piuttosto il discorso che l’immagine. Vedere veramente un’immagine è sempre un’attività impegnativa: ci obbliga a prendere posizione. Se è vero che le immagini muovono e commuovono, chi sarebbe disposto dopo due o tre ore di fila ad essere interrogato da un’immagine, o peggio ancora a rimanere senza parole, nudo, senza un discorso che lo copra? O forse la situazione non è così drammatica e passiamo stanchi e spensierati davanti ai quadri perché siamo come ciechi inondati da tante immagini, vediamo tanto che non vediamo niente.
Credo che la Giuditta della Galleria Nazionale d’Arte Antica (Roma) possa ben rappresentare l’ossimoro di una mostra che non fa vedere. Giuditta taglia la testa di Oloferne con un taglio sapiente che non coincide con la tenerezza dei suoi anni né con la delicatezza della sua persona, si sa donde proveniva tanta forza… La sua faccia non può nascondere un misto di schifo e di sorpresa nel vedere con quale facilità la lama sprofonda nel collo, per poi ritirarsi un po’ come se si trattasse di una cuoca che non vuole essere macchiata dal sangue dell’animale che sta preparando per cena. Lo sguardo della vecchia serva approva, soddisfatto, il bel colpo della giovane. Mi chiedo: a quanti visitatori intravedendo (vedendo?) il quadro di Giuditta non sarà venuta in mente una mossa simile? “Ma questo quando si sposta ? Ma non vedo niente, ma quella testa, quella testa!” Sì, vedere in una mostra è vedere in un bosco di teste, è guardare gli altri che guardano, è una fatica degna di Sisifo. Forse è meglio così.  Quanti di noi potrebbero sostenere lo sguardo disperato di Oloferne che ci urla: “perchè?”, quanti di noi potrebbero dargli una ragione capace di fargli chiudere i suoi occhi in pace? Passare. Passare in fretta, magari imparando qualche lezioncina e se per caso una domanda si insinuasse molesta ce la scrolleremo di dosso con il gesto veloce e vergognoso di chi si scuote la forfora dal bavero. Certo che il Merisi, maestro nel cogliere l’istante quotidiano e geniale nel disseminare le sue scene di incongruenze, avrebbe fatto dalla sua mostra un bel gran dipinto.
Adesso possiamo riposare, il prossimo anniversario sarà il 3010, ma sembra che tutto finisca nel 2012.
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