L’oscura perversione

A chi non è successo di non arrivare in tempo a una scadenza? Chi non ha avuto un momento di brivido per non potere adempiere alla consegna di un articolo?  Questo testo di Edgar A. Poe potrebbe essere di aiuto per capire l’oscuro meccanismo: Abbiamo di fronte un compito cui dobbiamo rapidamente adempiere, sappiamo che sarebbe rovinoso ritardarlo, la più importante crisi della nostra vita ci sprona, con squillo di tromba, a una energica, immediata azione. (Edgar Allan Poe, Il genio della perversione )
 Bruciamo, siamo consumati dall’impazienza di cominciare il lavoro, nella previsione di un favorevole risultato, tutto il nostro animo è in fiamme. E necessario cominciare oggi e tuttavia rimandiamo tutto a domani… perché? Non c’è risposta, se non quella che ci sentiamo perversi, usando questa parola senza comprenderne il principio. Arriva l’indomani e con esso un’ansietà ancor più impaziente di fare il nostro dovere, ma con il crescere di questa ansietà arriva anche una esigenza di ritardare, oscura, decisamente paurosa in quanto insondabile, una esigenza che acquista forza man mano che gli attimi volano via. L’ultima ora per agire è vicina. Tremiamo per la violenza del conflitto che è dentro di noi – del definito con l’indefinito – della sostanza con le ombre, ma se la contesa è arrivata così avanti è l’ombra che prevale – invano lottiamo; scocca l’ora ed è il rintocco funebre del nostro benessere, allo stesso tempo il canto del gallo per il fantasma che ci ha così a lungo atterriti. Esso fugge via – sparisce – siamo liberi, ritorna l’antica energia. Lavoreremo ora, ma, ahimè!, è troppo tardi!

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