Prepararsi per il Caravaggio

Senz’altro come ogni commemorazione l’anno del Caravaggio è pieno di insidie. Spesso commemorare è una delle forme della memoria manipolata, imposta. Per difenderci dagli stereotipi caravaggeschi e dei suoi ministri suggerisco due libri che ci potrebbero venire in aiuto. Il primo è un lavoro di Georges Didi-Huberman: Quand les images prennent position. L’Oeil de l’histoire. 1. (Les Éditions de Minuit, 2009) dove si analizzano i lavori di Bertold Brecht Arbeitsjournal e la Kriegsfibel che sono una rappresentazione della guerra attraverso un’operazione di montaggio. I momenti che percorre Didi-Huberman, seguendo l’opera di Brecht, potrebbero essere utili per noi quando ci metteremo davanti a un dipinto del Caravaggio (o di qualsiasi altro famosissimo). Per osservare, riflette Didi-Huberman, è necessario prendere posizione. Quella di Brecht è quella dell’esiliato, posizione emblematica e privilegiata per osservare, perché da una parte implica saper resistere e superare le opinioni comuni, e dall’altra coinvolgersi in prima persona. Inoltre, l’esiliato ci insegna a prendere distanza, esercizio costitutivo del dipingere e dell’osservazione del dipinto. Prendere distanza per riconoscere il montaggio che è stato fatto attorno, in questo caso al Caravaggio, ridando alla storia dell’arte tutto il suo essere storico. Siamo invitati ad assumere una posizione infantile, ludica, non dottrinale, ingenua. L’ingenuità si identifica non con l’individuo che ancora non sa ma con colui che vuole imparare. L’ingenuità in questione non ha niente a che fare con la semplicità idiota delle cose è invece, ricorda Didi-Huberman, un’apertura fiduciosa alla complessità delle cose e voglia di giocare con esse. Come ricorda Ruth Berlau nell’esergo alla Kriegsfibel: vedere un’immagine è difficile quanto leggere un geroglifico. Se velocemente osservando un Caravaggio ci sovviene un discorso molto probabilmente contempleremo la nostra narrazione e non ciò che osservano i nostri occhi; forse questo è più pacifico e meno problematico.
Il secondo volume che ci potrebbe aiutare a districarci tra i discorsi caravaggeschi è Bernard Berenson: Caravaggio. Delle sue incongruenze e della sua fama (a cura di Luisa Vertova) (Abscondita, Milano 2006).Testo libero e non servile che prende distanza del personaggio Caravaggio, maledetto e ombroso.  Dice Berenson: “Mi lascerò andare a dire qualsiasi cosa mi passi per la testa”, divertendosi  a smontare (direbbe Didi-Huberman forse) questo pittore “di natiche” che –tutto sommato– egli apprezza “più in fotografia che dal vero”.
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