Seminario sulla Modernità (PUG)



La polemica degli Antichi e dei Moderni: Dal parallelismo alla comparazione


A. Il contesto storico

-Antichità: Palaioi e Neôteroi

-Bernardo di Chartres ( Giovanni di Salisbury) Dicebat Bernardus Carnotensis nos esse quasi nanos gigantium humeris insidentes, ut possimus plura eis et remotiora videre, non utique proprii visus acumine aut eminentia corporis, sed quia in altum subvehimur et extollimur magnitudine gigantea.[Metalogicon III, 4; ed. Webb, Oxford, 1929, p. 136, 23-27]
-La polemica francese, la polemica inglese
La belle Antiquité fut toujours vénérable;
Mais je ne crus jamais qu’elle fût adorable.
Je voy les Anciens sans plier les genoux,
Ils sont grands, il est vray, mais hommes comme nous ;
Et l’on peut comparer sans craindre d’estre injuste,
Le Siecle de Louis au beau Siecle d’Auguste.

(Charles Perrault. Parallèle des anciens et des modernes en ce qui regarde les arts et les sciences)

-L’ultima polemica: La Rivoluzione è antica o moderna?
-Il terzo scomodo: i selvaggi. Analisi del frontispizio di Joseph-François Lafitau Moeurs des sauvages américains (1724)
B. Dal Parallelismo alla Comparazione: Una riflessione di Marcel Detienne
C. La querelle e i regimi di storicità (François Hartog)
“Quale può essere il posto degli Antichi in un mondo caratterizzato sempre più dalla mescolanza dei popoli e delle culture, dalla condanna dell’imperialismo e dalla fine delle ideologie, dalla fiera rivendicazione delle identità etniche e nazionali e delle tradizioni locali contro ogni egemonia culturale? Che senso ha cercare radici “comuni”, quando tutti sembrano piuttosto impegnati a distinguere le proprie da quelle del vicino? Come possiamo vantarci di aver vinto sugli “altri” a Maratona senza pensare all’Algeria o al Vietnam? Con quale ostinata presunzione potremmo mai chiedere ai cinesi o agli indiani di riconoscersi nei Greci e nei Romani, implicandone la identità con un “noi” tutto europeo, senza offrire in cambio il desiderio di identificarci, noi, nella loro antichità?” Salvatore Settis, Futuro del “classico”. Einaudi, 2004, p. 15.
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